tutta la città ne parla

una delle cose migliori di abitare in una città di provincia-o comunque, più piccola del mio borgo natio- è il modo in cui sono trattate le notizie di cronaca locale.

alla faccia della città pericolosa con delitti in costante aumento (dato di maroni del febbraio del 2009 che non era ascrivibile ad alcuno studio specifico, ma che ha fatto la fortuna dei titolisti del “carlino”), quando lavoravo in radio e bisognava fare la scaletta del gr locale, era tutto un fiorire di incontri dei bolognesi nel mondo, uscite editoriali di andrea mingardi e sagre del tortellino fritto. poca cronaca pesa (e in qualche modo meno male), ma se succedeva qualcosa, veniva rimestata per giorni.

comunque è di qualche giorno fa la storia di una signora di una certa età che ha ucciso la suocera disabile accoltellandola e voleva fare la stessa cosa a se stessa e al marito, ma è stata fermata prima. pare che ci siano questioni di soldi, dipendenza da videopoker, uno sfratto esecutivo, e insomma, i tanti problemi che possono portare una persona a dare via di testa. oltre a queste informazioni, il giudizioso cronista del “carlino” diceva anche che la signora faceva la cassiera in un cinema del centro.

la mattina dopo il cinema del centro pare abbia ricevuto circa 40 curriculum vitae di aspiranti cassieri che avrebbero volentierissimo sostituito la signora nelle sue mansioni. con lei ancora sotto choc e il marito ancora non dimesso dall’ospedale.

ecco, sono cose.

insieme a te non ci sto più

a me fini fa paura. sul serio.

mentre i berluscones mi sembrano delle comparse televisive che a causa del troppo gerovital sono riuscite a fare un discorso più sensato di “sei una farsaa” (e per questo hanno ricevuto come presente un seggio in parlamento) e i leghisti sono i leghisti, quindi un mix mortale di ignoranza, riti celtici e familismo amorale  (e a chi non l’ha letta  consiglio spassionatamente l’intervista del trota su vanity fair), gli ex di aenne sono animali politici di un tipo un po’ particolare.

è gente che fino al 1994 navigava basso (circa il 6% di elettori nel 1987) e parlava di fascismo del 2000. La possibilità di partecipare alla vita politica attiva era praticamente prossima allo zero; per un appoggio esterno ad un governo monocolore democristiano nel 1960 ci sono state manifestazioni in tutta italia (e 7 morti a reggio emilia). Il quotidiano del partito era talmente poco diffuso che non ci sono dati sulla tiratura e sulle copie effettivamente vendute (ma poi, chi cavolo ce l’aveva il coraggio di comprare un giornale che ha avuto come direttore per ben tre anni maurizio gasparri?), il movimento giovanile era un gruppo scout che faceva il saluto romano e si vivacchiava così, nel mito romantico di vivere dalla parte sbagliata della barricata, in un paese spaccato quasi a metà tra  la partitocrazia e i vituperati comunisti.

poi la svolta- di fiuggi, ma non solo. gli ex missini sono stati i veri miracolati dalla discesa in campo del cavaliere: la lega è cresciuta, ma non così esponenzialmente, loro sì. hanno macinato poltrone, ministeri, ruoli istituzionali perché non c’era nessuno che poteva reclamarli più di loro. erano gli unici che facevano politica, veramente e da una vita e hanno occupato il vuoto pneumatico che era venuto a crearsi con tutti quelli che c’erano dentro. per cui mentre altrove è cominciata l’avanzata delle mezzeseghe, loro hanno completamente svecchiato il vecchio organigramma, salutato cordialmente i nostalgici che si riuniscono a predappio facendo il saluto romano, cambiato montatura degli occhiali e tolto le spalline alla giacca ed eccoli qui, sorridenti e presenti. 15 anni di appoggio totale e incondizionato a berlusconi. anche con la mafia, anche con le escort, anche con le leggi ad personam; quelli di an sembravano gli infermieri solerti e gentili, pronti a prendere per un braccio il cavaliere quando costui esagerava. una nobiltà di toga.

ora fini si è giustamente smarronato. ha raggiunto la maturità giusta per poter pretendere un proprio ruolo nel mondo, senza essere sempre il vice di berlusconi. ha fatto il suo aventino piccolo piccolo e con i suoi 22 probabilmente farà un altro partito, o una corrente, o una fondazione (ah, quella già c’è, porco boia…); ha mandato italo bocchino in pasto a tutte le trasmissioni di approfondimento della tv italiana e si gode il nervosismo che provoca a berlusconi la coscienza di avere una serpe in seno.

una parte di italia gongola, perché tutto questo potrebbe voler dire elezioni anticipate, alleanza con casini e con montezemolo (che in questi giorni ha dato le dimissioni da presidente della fiat), ricchi premi e cotillons. i giornali, soprattuto “repubblica”, sono i suoi grandi sponsor in questa missione di umanizzare il migliore, fino a questo momento, alleato di berlusconi per renderlo una sua alternativa credibile.

io vorrei solo ricordare che, oltre a non aver fatto nulla per impedire che nessuna delle leggi aberranti dei vari governi berlusconi venisse approvata:

1) era quello che stava nella sala operativa di genova durante il g8 del 2001.

2) è quello che ha dato all’italia la lungimirante legge sull’immigrazione che porta il suo nome (oltre a quello di bossi)

mambo padano

i manifesti elettorali mi hanno sempre affascinato perché sembrano venire da un mondo lontano, in cui la pubblicità non è patinata e si deve vedere per bene il prodotto reclamizzato.

la faccia dei candidati è in primo piano – a parte quello mitici di milly d’abbraccio nelle ultime comunali a roma (ricordiamocelo, per favore)

e la faccia (o il culo) serve per creare una vicinanza tra l’elettore e il candidato. magari non ti ricordi il cognome di cicciuzzo, l’amico del giornalaio che ti ha chiesto il voto, ma vedi la sua faccia rassicurante ad ogni angolo del quartiere e te ne ricordi nel segreto dell’urna.

è anche vero che si possono usare gli slogan al posto della faccia e fare una sorta di guerrilla marketing: nel 1994 tutto il centro di roma venne completramente tappezzato con una serie di manifesti verde acqua con un gabbiano e uno slogan che diceva “è rabbia, è amore, è roma”. che puzzasse di manifesto elettorale lo aveva capito anche povera nonna, ma che dietro ci fosse rampelli (notabile di an e ras del quartiere esquilino, che ha fatto tutto il cursus honorum da semplice consigliere circoscrizionale a deputato alla camera)  si seppe solo un mese prima delle politiche. lo slogan era stato incamerato ed è stato poi riusato per tutte le campagne elettorali a seguire. e chissà quanta gente ha dato il voto di preferenza ricordando il gabbiano…

qui in emilia è tutta un’altra vita. non c’è manifesto selvaggio, non ci sono gli attacchini che fanno la guerra del territorio, non si riempiono tutti gli spazi liberi- compresi quelli sui cassonetti (amici, non è che vedere la faccia della polverini mentre vado a buttà la monnezza mi fa venire propriamente voglia di votarla, anzi…), credevo non ci fossero neanche questi manifesti così tremendi (a parte un gustavo selva vintage che fa un appello all’anticomunismo del popolo emiliano-romagnolo) ma poi l’ho visto.

ecco, tutte le mattine per andare a lavorare passo in una strada che ha una discrta collezione di cartellonistica stradale e vedo questa foto

con la seguente didascalia “le padanine amano mambo”.

ora, teniamo da parte un discorso che potrebbe durare da qui al 2012, per cui un partito (il partito delle masse! radicato sul territorio!) abbia bisogno di un concorso di bellezza; tralasciamo anche che queste povere fanciulle di pura razza padana abbiano l’ennesimo diminutivo idiota, ma voi cosa capireste da un manifesto del genere? io che la gioventù padana  vuole rilanciare il mambo come ballo dell’estate 2010, e credo come me tutti quelli che ci sono passati avanti…

per cui è cominciata la seconda tranche cartellonistica, che èquella che vedete dietro le squinzie

quindi un candidato che prende esempio dal lavoro di rampelli e che non usa la sua faccia per i cartelloni elettorali. solo che fa di più: a parlare per lui sono i bei visini delle padanine. del resto è noto che la figa fa vendere di più, quindi figuriamoci se non ti fa eleggere all’assamblea regionale. almeno milly d’abbraccio ha usato il suo sedere (e non quello di qualcun altro)…

senza soluzione di continuità

nonostante l’avvento di twitter e di facebook, ancora non mi sono abituata a parlare di me in terza persona. quindi niente cenni biografici o piattforme programmatiche. vi rimando al link del mio vecchio blog, perché una casa sola a scatola non bastava più e questa è un po’ più grande e ha una vista migliore (e un header verde)

http://cadiscatola.splinder.com/