la guerra dei (due) mondi

tutti presi dal nostro orticello fatto di elezioni comunali, sproloqui di berlusconi e fine di campionato, del caso strauss-kahn, secondo me, abbiamo parlato decisamente poco.
innanzitutto perché è una rogna di politica estera e al lettore di quotidiano della politica estera gliene frega il giusto (la lascia al rotocalco che riesce a tirare su 40 pagine di pezzo sul colore dello smalto ai piedi di lady obama o sul fatto che i signori middleton chiamano il gabinetto toilett e non lavatory, facendo aumentare considerevolmente i capelli bianchi di lillibeth the second, la legge dal parrucchiere e si scarica la coscienza), poi perché se ci si ferma un attimo a riflettere su cosa è successo rischia di vacillare tutto un insieme di certezze e convinzioni.
dicevamo, una violenza sessuale punita di un uomo famoso e potente (e presumibilmente assai ricco), ai danni di una cameriera di origine africana.
ma stiamo scherzando?
abituati come siamo alla dietrologia, abbiamo accantonato subito l’ipotesi di stupro perché strauss-kahn, dicevamo, è un uomo ricco. e se un uomo ricco ha un momento di tirella si procura una prostituta. magari una escort (dato che ormai il termine è entrato nel lessico comune e anche un qualsiasi telespettatore del tg1 sa che c’è una sostanziale differenza), ma non va a sodomizzare la prima africana che gli rassetta la camera, che magari ha le vene varicose e i capelli con le doppie punte.
poi, se questo argomento non dovesse bastare, possiamo sempre buttare lì la parola più utilizzata dalla stampa italiana dal 1992 ad oggi, che è complotto(h): strauss-kahn è un socialista , è uno buono, uno dei nostri, il cavallo su cui doveva puntare la gauche per levarsi sarkosy dai maroni alle prossime presidenziali francesi. è ebreo. è una contraddizione in termini che un socialista, pure figlio di israele, stupri qualcuno. non è chic. sicuramente dietro c’è la cia, il kgb, il mossad, qualcuno che gli ha tirato un brutto scherzo per affossargli la carriera.
e poi, c’è l’ultimo gradino: se una cosa del genere fosse successa in italia, tra il tempo della denuncia e quello del mandato di arresto sarebbe passato abbastanza tempo da permettergli non solo di ritornare a parigi, ma di organizzare una fuga comprensiva di trasloco in un atollo polinesiano.
invece è successo l’inimagginabile: e fermo restando che fino a che una corte non si pronuncia in merito, il signor strauss-kahn è innocente (anche se ci sono dei precedenti che non gli giovano molto) chiudo con una citazione dell’articolo (molto bello) che si trova qui
Gli Stati Uniti hanno un milione di difetti, ma io sono fiera del fatto che la polizia ha creduto a quella donna e che lei potrà prendersi la sua rivincita in tribunale. Una volta tanto sono orgogliosa di vivere in un paese che ha deciso che la carriera di un potente o il destino di un’organizzazione internazionale contano meno di questa donna e dei suoi diritti. È questo che intendiamo per democrazia: che tutti abbiano una voce, che nessuno la faccia franca solo per la sua ricchezza, il suo potere, la sua razza o il suo sesso.
diciamo che è una magra consolazione. ma sarebbe successo in italia?

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One response to this post.

  1. E’ evidente che in Italia non sarebbe successo. Il nostro paese è pervaso dal culto per il potente (maschio) che può fare e dire tutto ciò che vuole dall’alto della sua potenza economico-mediatica. Ieri leggevo che l’indagato si è presentato in aula accompagnato dalla moglie ( la solidarietà femminile è una chimera quando deve confrontarsi con gli interessi…) e da una nutrita schiera di avvocati che stanno spendendo una fortuna per scandagliare la vita della cameriera alla ricerca di un punto grigionero che possa demolire la sua versione dei fatti.
    Spero che l’America non confermi la regola secondo la quale, ad ogni latitudine, il più forte non è mai colpevole. Ricordi il caso O.J. Simpson? Chi vivrà vedrà

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