io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra

quando è avvenuto questo cambiamento? forse una decina di anni fa? mi ricordo critiche entusiaste di giornali per un filmetto leggero leggero dei fratelli vanzina (“il cielo in una stanza“, mi pare), in cui si cominciò a parlare di nuovo corso della commedia all’italiana. in un periodo in cui benigni aveva vinto l’oscar ed era assurto al ruolo di venerato maestro, verdone non faceva più ridere e in nuti si intravedevano i sintomi del tracollo prossimo venturo, c’era bisogno di un corso nuovo.

sì perché c’era sempre il film di natale che sbancava al botteghino e aveva la solita farcitura di scoregge e donnine svestite, ma la gente voleva ridere anche in altri momenti dell’anno. avevamo bisogno di una nostra via alla commedia anglosassone, quella per bene, arguta, polite, per cui anche gli impegnati professionisti de sinistra sarebbero stati disposti a fare la fila un venerdì sera al multisala.

da quel momento fu il diluvio; una generazione di giovani sceneggiatori e aiuti regia dei petofili di cui sopra, con la benedizione silente dei fratelli vanzina, è stata miracolata; avevamo anche noi la nostra commedia all’inglese campione di incassi non necessariamente natalizia – alla quale andava affiancato il dramma di famiglia in un interno (mucciniano).

le prerogative di questo tipo di film sono più o meno fisse: film corale, attori feticcio, ambientazione quasi sempre romana, poche parolacce e un tour promozionale che tocca tutti i giornali e le trasmissioni televive nazionali, ad esclusione forse solo de  “il manifesto” e “protestantesimo”.

il problema è che con il fattore assillo la gente ci casca. e qualche giorno fa ci sono cascata anche io.

intendiamoci, sapevo che “immaturi” non era woody allen, neanche quello loffio dell’ultimo film. ma davvero mi aspettavo uno sforzo immaginativo in più.

il film prende spunto dal mio Grande Incubo Primario, cioè la ripetizione dell’esame di maturità; un sogno che ho fatto almeno tre notti la settimana dal 1999 ad oggi (e questo forse un po’ giustifica i 7 euri e cinquanta spesi per il biglietto…).

questi tipi, a vent’anni dal loro esame, ricevono una raccomandata dal ministero della pubblica istruzione perché devono rifarlo per un vizio di forma e, invece di incatenarsi a viale trastevere come avremmo fatto tutti noi comuni mortali, prendono questo episodio come pretesto per rivedersi e avere il tempo di limonare tra loro, picchiarsi e fare tutto quello che facevano vent’anni prima, ma con delle deliziose rughe di espressione intorno agli occhi che li rendono più interessanti.

poi, a latere, ci sarebbe il discorso delle pubblicità occulte-ma mica tanto occulte. vabbè che il cinema italiano è in crisi e i produttori piangono miseria per mestiere, ma una marchetta così sfacciata l’avevo vista solo nel primo sex and the city

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