mambo padano

i manifesti elettorali mi hanno sempre affascinato perché sembrano venire da un mondo lontano, in cui la pubblicità non è patinata e si deve vedere per bene il prodotto reclamizzato.

la faccia dei candidati è in primo piano – a parte quello mitici di milly d’abbraccio nelle ultime comunali a roma (ricordiamocelo, per favore)

e la faccia (o il culo) serve per creare una vicinanza tra l’elettore e il candidato. magari non ti ricordi il cognome di cicciuzzo, l’amico del giornalaio che ti ha chiesto il voto, ma vedi la sua faccia rassicurante ad ogni angolo del quartiere e te ne ricordi nel segreto dell’urna.

è anche vero che si possono usare gli slogan al posto della faccia e fare una sorta di guerrilla marketing: nel 1994 tutto il centro di roma venne completramente tappezzato con una serie di manifesti verde acqua con un gabbiano e uno slogan che diceva “è rabbia, è amore, è roma”. che puzzasse di manifesto elettorale lo aveva capito anche povera nonna, ma che dietro ci fosse rampelli (notabile di an e ras del quartiere esquilino, che ha fatto tutto il cursus honorum da semplice consigliere circoscrizionale a deputato alla camera)  si seppe solo un mese prima delle politiche. lo slogan era stato incamerato ed è stato poi riusato per tutte le campagne elettorali a seguire. e chissà quanta gente ha dato il voto di preferenza ricordando il gabbiano…

qui in emilia è tutta un’altra vita. non c’è manifesto selvaggio, non ci sono gli attacchini che fanno la guerra del territorio, non si riempiono tutti gli spazi liberi- compresi quelli sui cassonetti (amici, non è che vedere la faccia della polverini mentre vado a buttà la monnezza mi fa venire propriamente voglia di votarla, anzi…), credevo non ci fossero neanche questi manifesti così tremendi (a parte un gustavo selva vintage che fa un appello all’anticomunismo del popolo emiliano-romagnolo) ma poi l’ho visto.

ecco, tutte le mattine per andare a lavorare passo in una strada che ha una discrta collezione di cartellonistica stradale e vedo questa foto

con la seguente didascalia “le padanine amano mambo”.

ora, teniamo da parte un discorso che potrebbe durare da qui al 2012, per cui un partito (il partito delle masse! radicato sul territorio!) abbia bisogno di un concorso di bellezza; tralasciamo anche che queste povere fanciulle di pura razza padana abbiano l’ennesimo diminutivo idiota, ma voi cosa capireste da un manifesto del genere? io che la gioventù padana  vuole rilanciare il mambo come ballo dell’estate 2010, e credo come me tutti quelli che ci sono passati avanti…

per cui è cominciata la seconda tranche cartellonistica, che èquella che vedete dietro le squinzie

quindi un candidato che prende esempio dal lavoro di rampelli e che non usa la sua faccia per i cartelloni elettorali. solo che fa di più: a parlare per lui sono i bei visini delle padanine. del resto è noto che la figa fa vendere di più, quindi figuriamoci se non ti fa eleggere all’assamblea regionale. almeno milly d’abbraccio ha usato il suo sedere (e non quello di qualcun altro)…

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One response to this post.

  1. Posted by dadaista on aprile 1, 2010 at 3:37 pm

    sai che c’è? google.it non ti trova

    Rispondi

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